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Primo e unico vero manager di Lino E i Mistoterital

I nomi più belli

Avatar di federicoguglielmiL'ultima Thule

Un post faceto, per puro cazzeggio, una volta ogni tanto ci può stare, no? Buon divertimento, o almeno spero.

Si dice che in linea di massima le band italiane di oggi, così come tanti cantautori che amano nascondersi dietro un’identità “da gruppo”, fatichino a inventare nomi decenti e ne adottino dunque di merda – e di merdissima – perché quelli buoni sono già tutti impegnati. Non è però andata sempre in questo modo, no: ci sono stati momenti in cui l’italica creatività partoriva sigle sociali irresistibili, soprattutto nell’ambito del rock demenziale e del punk. Eccovi cinque illuminanti esempi. Avrei voluto inserire anche i Peter Punk, ma quantomeno in certi ambiti sono parecchio conosciuti e sarebbe stato banale.

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Quadroimphamia!

Lino e I Mistoterital ragazzi amModo!

Portico del Wooltone, Pieve di Cento (Bo), 23 marzo 1985.
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Dopo numerosi rimandamenti dovuti alla stagione, LMT si presentano in tenuta Mod nello stesso luogo e in occasione dello stesso carnevale pievese dove, l’anno precedente, avevano fatto la loro apparizione in veste Pepperiana.

 

Manca l’allora secondo chitarrista Mac Rodiatoce, omonimo ma non parente del concittadino Bob, ma c’è il tastierista Peter J. Cotton, che sistema lo strumento su due precarie sedie da trattoria.

 

 Il Fancléb si presenta in tenuta perfetta. Sbucano dai più autentici brit-fifties, con look “sharp“, giacche “tonic“, gonne a scacchetti e maglie istoriate di simboli modali: Moe Herr, Annapack Anka, Rita e Uldo Rebus, Ella Brett, Dacia Organzina, Archie Reddavid, Barchie Malone.

 

Intervengono inoltre, in nome del casino più sfrenato, Jean Gabardin, Graham G. Kashmir, Lou Maka e Frank O’ Forte, i Signori Syno e i Signori Rebus, Lou Smile, Nella Brett, Claudia Splass, Mac Macré, Lodi Psichespine, colleghi di lavoro ed ex-compari di liceo, certi storici rockettari del paese di Phil e Paul, fra cui, in primis, il grande Go Gianni Go Fini.

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A sorpresa, la band è attesa sul posto da una pattuglia di ragazzini che sa tutto sugli Who e dintorni. Resteranno per un’ora e mezzo a saltare e cantare assieme ai nostri.

Da “Twist and Shout” a “My Generation” trascorrono un’ora e venticinque di puro calore che rende quasi inutile il tipico parka dei Mod. Quadroimphamia_6

I Teritals ce la mettono tutta, saltano, urlano, snocciolano citazioni fisiologiche (Phil ruota il micorofono e Bob ruota il braccio, in omaggio ai grandi padri Who) lanciano biglietti, palloncini, sostituiscono le anfetamine d’ordinanza con gli Smarties.

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Paul Syno, presentato per la prima volta come “the little big man“, ha un fedele roadie che al termine di ogni brano gli riavvita il charleston. L’alta reversibilità viene lambita, quando tre clown non identificati lo affiancano sulla ritmica di “Guglielmo Wawe“.

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Durante i bis, eseguiti con Gianni Go, il bailamme minaccia l’integrità fisica della band e delle sue povere attrezzature. Finché Bob esegue la catarsi finale spaccando la finta chitarra preparata per l’occasione.

L’eccitazione modernista continuerà a serpeggiare nelle stradine del borgo per svariate mezz’ore dopo la fine del concerto: “Siamo i Mod, siamo i Mod, viva viva siamo i Mod…

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Album & Demoz: varie

AnkeAnca  1992

COVER ANKENel 1992, l'anno successivo allo stop biologico delle attività dei Mistoterital, si zibibba senza pretese nel Bongo's Studio di Paul Syno (St. Peer Incas, alé) e ci si inventa un finto "album" di Phil Anka da solo: "AnkeAnca". Fra cover irricevibili e sgangheramento pre-digitale, immerso nel solito clima afro-parrocchiale, estraggo tre o quattro tracce che contengono almeno una salamandra con berretto o addirittura una idea di canzone.
Ginetto Records, ed. musicali Ribuglio. Una prece.

  • L’Ampli ce l’ho 
    ripercorre certe emozioncine di chi ha suonato in giro per un buon otto anni.

    (Phil Anka voce e cori, Bob Rodiatoce chitarra, Ted Nylon cori (interrotti perché doveva prendere il treno), Paul Syno chitarra batteria basso cori.
  • Al Dancing
    viene dallo stesso mondo di “Sbarbe della Bassa“, é interamente di Paul Syno, Anka la canta e basta. Courtesy of Bongo’s Record

    (Phil Anka voce, zaprudaggini e armonica, Lou Maka batteria, Ardiz basso, Paul Syno chitarra e urlazzi, il Toro di Mompracem anisimi).
  • Sbarbe della Bassa / alternatina #306
    Una versione più simile a quella originale da “stanzetta” di Paul & Phil, ma con Bob e Ronnie agli strumenti, un ospite prestigioso e diverse gandette che planano tipo libeccio ma senza costi fissi. Sempre brutale presa diretta ai Bongo’s o zo’ d’lè.

    (Phil Anka voce, cori, Bob Rodiatoce chitarra, voce, Ronnie Shetland basso, Paul Syno chitarra, batteria, Nanefirze voce bassa).
  • Fono Nord Ovest
    Bozza di canzoncina per un amore finito, scritta da Anka su giro armonico di Bob, provata con LMT ma non in grado di convincere i Teritalsi al punto di essere portata in giro sui palchi o inserita in qualche supporto fonografico. La prima stesura probabilmente é dell’88.

    (Phil Anka voce Lauro O’ Cardigan chitarre Paul Syno chitarra acustica, basso, batteria Fanghino trombone).
  • It’s Only Rock ‘N’ Roll
    (Jagger/Richards)
    (Phil Anka voce Ronnie Shetland cori Bob Rodiatoce chitarre, cori Paul Syno chitarre, cori Frank O’ Forte “Bietto” basso, L’AMA batteria).
  • Sbarbe della Bassa / alternatina #306
    Una versione più simile a quella originale da “stanzetta” di Paul & Phil, ma con Bob e Ronnie agli strumenti, un ospite prestigioso e diverse gandette che planano tipo libeccio ma senza costi fissi. Sempre brutale presa diretta ai Bongo’s o zo’ d’lè.
    (Phil Anka voce, cori, Bob Rodiatoce chitarra, voce, Ronnie Shetland basso, Paul Syno chitarra, batteria, Nanefirze voce bassa).
  • Signorina Grandi Cause
    Ancora faccende di donne e frustrazioni. Di solito ai Mistoterital sembrava un po’ banale essere diretti in questi argomenti, così é Phil “da solo” che veste i panni dispettosi da cinno adolescente che reagisce  a un due di picche. E che due.
    (Phil Anka voce Paul Syno chitarra acustica, batteria Frank O’ Forte “Bietto” doppio basso, L’AMA chitarra, percussioni).
  • Stop Your Sobbing
    (Ray Davies)
    (Phil Anka voce, Ronnie Shetland basso, Bob Rodiatoce chitarra, voce, Paul Syno chitarra,  L’AMA batteria).
  • Dove dormi tu? 
    Seconda e ultimo bozzetto scritto da Anka apposta per questa occasione. Alla distanza, la sua preferita.

    (Phil Anka voce, cori, cembali, Paul Syno chitarre, percussioni, Pino Merdarolo piano).
  • Gandinacei
    (Gandinacei)

Elogio del Finto-porno

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L’oggetto: Tutta la produzione recante in se’ l’insieme dei topos tipici del repertorio porno, ma inseriti in contesti di altri generi cinematografici, in modo da dare vita ad un prodotto ibrido in cui le numerose tendenze compaiono riunite senza la benché minima motivazione di carattere ontologico.

Il periodo: Uno studio filologico ha stabilito come date discriminanti per quello che può definirsi il periodo d’oro del tinto-porno i tardi anni ’60 (ca ’67-’68) dal versante dell’origine e il 1974 da quello della fine, se da una parte difatti per tutti gli anni ’60 si ha un graduale avvicinamento a quelle che sono le tematiche e gli stilemi del finto-porno, dall’altra però la comparsa nel ’74 di un film come Emmanuelle, che inaugura il filone soft-core patinato, determina la prematura e subitanea scomparsa del genere in questione.

Temi e stilemi: Come individuare il finto-porno nella vostra selezione televisiva? Se non siete informati sui palinsesti delle piccole tv indipendenti locali (attenzione, solo queste ultime possono offrirvi i veri finti-porno!!!), la prima caratteristica che balzerà agli occhi sarà quella di una definizione di immagine alquanto scadente (i finti-porno sono film a basso budget). Se avete la fortuna di vederlo dall’inizio noterete subito la presenza di nomi di attori e registi completamente sconosciuti o con pseudonimi particolarmente ridicoli e/o di attori conosciuti, ma o 1) specializzati in film di questo genere (vedi Marisa Meli), o 2) momentaneamente ostracizzati dalle produzioni Rai e Cinecittà (vedi Nino Castelnuovo, Philippe Leroy, Silvano Tranquilli, ecc…). Altra caratteristica fondamentale è la presenza continua benché intermittente di salti nella pellicola soprattutto in corrispondenza delle sequenze più osé, vuoi per difetti intrinseci, vuoi per interventi della commissione di censura, vuoi per esplicita volontà del regista (N.B. l’analogia fra la struttura narrativa di questi film e il coitus interruptus, da cui alcuni studiosi hanno desunto una definizione del finto-porno come cinema del desiderio innescato ma mai soddisfatto) (1).

Legata a questa è un’altra caratteristica costitutiva del genere, ovvero la mancanza di coordinazione fra azione visuale e sonoro ancora una volta in corrispondenza delle sequenze osé, mancanza di coordinazione fatta notare fra i primi da Wenders quando in «Nel corso del tempo» King of the Road si rivolge a Kamikaze in questi termini: «(…) ansimi come in un film porno mal sincronizzato» (2). Trait d’union fra il discorso prettamente formale e quello invece contenutistico è senza dubbio la peculiarità che a livello di unità narrative il finto-porno manifesta riguardo alla concatenazione di queste ultime e, che si esplica in una pressoché totale prevedibilità dovuta in gran parte al ricorso costante da parte di registi e sceneggiatori alle situazioni e ai caratteri individuali tipici del campionario porno, ciò che meglio di ogni altra cosa mette in luce la centralità della pornografia nei confronti delle tematiche presenti in questo tipo di prodotti, le quali tematiche, contrariamente a quelle che sono le motivazioni falsamente ideologiche addotte dal regista, risultano così essere inequivocabilmente derivate. Ci sia consentito citare a conferma di queste ultime affermazioni il film «Alessia, un vulcano sotto la pelle», un piccolo capolavoro nel suo genere, in cui trovano puntualmente riscontro i meccanismi di previsione innescati dal fruitore, il quale, premiato sul versante dell’inferenza, acconsentirà volentieri a rimanere insoddisfatto su quello dell’esibizione del nudo.

A partire da ciò è relativamente facile tracciare un seppur breve ed incompleto elenco delle tematiche parassite di quella pornografia all’interno del cinema finto-porno.

Si va dai classici del rurale o di fantascienza a quelli pseudo-contestatori o di ambiente psichedelico (questi ultimi solitamente girati ad Amsterdam e dei quali è notoria la disinformazione a livelli di uso ed effetti della droga, .tanto che si lasciano ipotizzare addirittura overdose di hashish) (3); attraverso poi le varie riletture boccaccesche derivate direttamente da Pasolini, fino allo pseudo documentario in cui archetipo si può riscontrare in «Mondo di notte» e infine al porno-patrizio di ambiente nobiliare a carattere viscontiano sviluppatosi soprattutto nel periodo di decadenza del genere in questione.

Il finto-porno oggi; le ragioni di una scelta:

A che pro tessere un elogio del finto-porno e riguardo a quali sue peculiarità? Ebbene, è necessario mettere in risalto come il linguaggio del finto-porno sia ancora un linguaggio di cui appropriarsi e con il quale finora ben pochi registi si sono cimentati. Gli accorgimenti tecnici sommariamente descritti in precedenza possono rivelarsi decisivi alla luce della costituzione di una nuova estetica cinematografica e giocare un ruolo significativo nel difficile rapporto fra cinema ed erotismo. Non solo, ma, cosa ben più importante, il finto-porno è (forse per primo) un luogo d’incontro e contaminazione dei generi di cui viene a piena maturazione la coscienza di se’ da parte del cinema, coscienza che produce una riflessione riguardo ai vari tipi di linguaggio e ai moduli narrativi da esso usati, ciò che palesemente il cinema sta portando avanti dai primi anni ottanta

In tal senso una rivisitazione di questo (si spera non ancora per molto) sconosciuto.genere costituisce una sorta di riappropriazione delle’.fonti a cui consciamente o meno hanno attinto molti registi dell’ultima generazione e più in generale le varie tendenze «postmoderne» (ci si perdoni l’arcaismo). Ci si augura quindi che l’attenzione degli operatori converga sempre di più su questo genere e lo innalzi all’onore dei migliori luoghi deputati per la sua diffusione, non esclusi i festival.

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  1. (1) W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 1966, pp. 162
  1. (2) W. Wenders, Nel corso del tempo, Feltrinelli, Milano 1979, pag. 108
  2. (3) In questo filone si inserisce anche il film «Il buco nella parete» di Pim de La Parra cui cóllaborò in sede di soggetto e sceneggiatura il giovane Martin Scorsese.

Il Pesce Klooso

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Il Pesce Klooso sta nel manifesto di LMT in quanto portatore della chiave del tafanario dove la band tiene gli abbozzi, i manoscritti delle canzoni e tutte le carte delle merendine mangiate durante le trasferte per concerti. Il Klooso capisce quando non é aria (infatti é acqua) e si allontana per evitare che i Teritals, assaliti da pudore e vergogna, prendano la loro intera produzione musicale e la diano in pasto ai pesci (altri, più grossi).
Il Klooso é originario dei fiumi della Cirenaica, ma i cambiamenti climatici del pianeta, di cui lui ha letto su Wikipescia, lo hanno convinto ad anticipare i colleghi (perché poi in Autokrill terminano quei buoni panini al salnitro).
Narra l’aneddotica teritalsa di innumerevoli occasioni in cui i nostri rockerz preferiti, nella fretta di rimettere mano ai canovacci delle song, si siano sbagliati e abbiano preso in realtà le cartacce delle merendine, eseguendo e pubblicando queste ultime nei loro album.
Ma tanto era uguale.

La Rattona Cosmica

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Eugenia De Recamiér é una delle trentadue ultracreature eterne, comprata da Dio nel Pet Shop di Pierre “Big Bang” Tavanardi sessantadue eoni fa, per il compleanno di una figlia di sua sorella. Eugenia é vissuta a lungo, lunghissimo in una gabbietta intra-universi, accudita con amore dalla giovane dea che in seguito, conseguita la maturità, prima di andarsene al college, ha deciso di lasciarla libera nelle galassie naturali che si estendono dopo Beetlejeuse, ad ovest di Pieve di Cento.
La Rattona ebbe non pochi problemi ad adattarsi all’ambiente selvaggio: viaggiò e viaggiò, si rifugiò su una cometa, imparò la curvatura del tempo, la teoria delle stringhe e ad impiattare i contorni di pesce; assistette alla nascita di varie supernove e persino alla morte del superotto, in quanto pellicola superata dai nuovi supporti magnetici vhs.
Arrivata nella Via Lattea, sentì per la prima volta un languore e adocchiò un bocconcino azzurro e verde sospeso nello spazio fra una pietra rossa e una biglia incandescente. Spalancò la bocca per divorarlo.
Ed é esattamente quel che sta facendo da diversi milioni di anni. Perché sapete, il “tempo”, per un’ultracreatura e per noi, é molto diverso. Quel che serve ad essa per aprire le mandibole e richiuderle sul nostro pianeta, per il genere umano é l’intera esistenza del Sistema Solare fino ad oggi.
Lino e i Mistoterital, gli unici a conoscere questa verità in quanto edotti da un tris-nipote di Eugenia, tale Papenave, decisero di raffigurarla sul loro manifesto, per celebrarne il mito e per ammonire tutta l’Umanità che la Fine (molto relativamente) sta arrivando.

RINACERATA

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(un’altra creatura dal manifesto di LMT del 1988)

La dolce Rina ha una storia dolorosa. ce l’ha dentro un quaderno a righe di seconda, scritta coi Giotto Fibra. Per il resto sta bene.
È nata da uno degli assurdi esperimenti di Big Camillino, (https://linoeimistoterital.co/1983/12/12/big-camillino/ ) il pazzo, cattivissimo gelato-biscotto (vedi) che vuole lo sterminio di tutte le Misto-creature. Rina doveva diventare una spietata killer in grado di incenerire gli avversari, quel che abbiamo invece é una morbida perissodattile-tostapane, che ama guardare Cartoon Network con le amiche e quando vuoi ti serve dei buonissimi farciti allo zibibbo.
La copertura esterna di Rinacerata é di autentico Makintosh scozzese, in origine in tinta unita. Divenne a fiori improvvisamente dopo che Rina andò a vedere Yellow Submarine nel cinema parrocchiale Tiberio, a Rimini.
#disegniGrassilli #LMT #posterArt#linoeimistoterital #rhino #toaster

 

Di quella volta che ho disegnato una pecora vestita per dire “grazie” a Bruno Bozzetto.

Avatar di mariannabalduccimarianna balducci

Chi sia Bruno Bozzetto mica ve lo devo venire a raccontare io… I suoi personaggi sono un punto di riferimento per lo humor disegnato italiano (e non solo); a lui e al lavoro del suo studio (frequentato negli anni da tanti professionisti dell’animazione) si devono contributi che hanno reso iconici spot e campagne pubblicitarie e poi ci sono i corti, i lungometraggi (il suo “West and Soda” ha di recente festeggiato un compleanno importante), le prime animazioni in flash e in 3D. Chiamarlo “maestro” non si può perché ho scoperto che si arrabbia tantissimo, ma di certo molto ha insegnato a parecchi. In ogni modo, se ancora non siete abbastanza preparati, in attesa di gettarvi sul suo sito, pagina Facebook, pagina Wikipedia e via dicendo, vi lascio un promemoria che vi sintetizzi la sua biografia, disegnato di suo pugno e incluso nella raccolta di dvd di molti dei…

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