Tutti gli articoli di brianfeboconti

Primo e unico vero manager di Lino E i Mistoterital

FREAKAZZEA

7949783_2429088Noi giocherelloni dei segni e delle parole a volte sappiamo addomesticare dolori e perdite con sapienti trucchi e sconcertanti balle che raccontiamo a noi stessi e al nostro entourage. La dipartita di Freak Roberto Antoni, sei anni fa, lo confermo qui, oggi, non l’ho mai elaborata come si deve. Eravamo amici ma certo non intimi, abbiamo unito dei puntini sulla mappa complicata della musica e di Bologna, e presso quei puntini ci siamo a volte fermati assieme a fare due chiacchiere, con il lucido trafalgare che ci contraddistingueva. Un po’ di tempo dopo che Freak aveva fatto su armi e bagagli, l’amica giornalista musicale (a altro) Daniela Nardis Amenta (“Pina Boxer” per il Fancléb di LMT, tessera nr.21, a riprova del suo amore della primissima ora ) mi chiese un ricordo personale del geniale Roberto. Buttai giù la paginetta d’un fiato, cercando di imprigionare lì dentro il grosso magone. Il testo uscì nel libro di Daniela del 2017 “FREAK OUT – Freak Antoni, psicofisiologia di un genio” (Look Studio Editore) assieme ad altre testimonianze, interviste, ricostruzioni della sua vicenda umana e artistica. Con il volume un prezioso allegato: cd con 10 brani, quasi tutti postumi, con libretto e confezione degnissima. Se avete amato Freak Astro Beppe Antoni, dovreste cercarvelo, quest’ultimo capitolo che completa la sua storia di autore e cantante (Compagnia Nuove Indye), assieme al libro, che considero una delle cose migliori mai uscite ad omaggiare il Nostro. Qui di seguito trovate il mio testo. E un po’ di altre cose. E si, il magone c’è ancora.
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il ricordo di Roberto Grassilli illustratore, fumettista e musicista aka Phil Anka nei Lino & i Mistoterital
(da “FREAK OUT” di Daniela Amenta, 2017 Look Studio Editore)

Freak, ci fai un autografo? Qui su questa foto ufficiale di Enzo Tortora? Guarda Freak, abbiamo questo demo, ti va di ascoltarlo? Cantiamo davvero malissimo!” “Nessuno canta male come Freak Antoni”, ci rispose in via Zamboni che sarà stato il 1982. Eppure si poteva: avevamo peggiorato una canzone degli Skiantos modi-ficandola in Sono rotto, sono gretto… È normaTe. Un paio di anni dopo, lui parlava bene di noi ad ogni occasione e noi, frenetici, tirfulgidi, lanciatissimi nelle nostre armature rockettare anni ‘80, non potevamo spiegare al tenerissimo Antoni che essere connessi al “demenziale” ci pareva sempre più il bacio della morte. Una sorta di prigione a forma di settantasette bolognese.


1507620_10151990477158935_554593570_nGli si voleva bene e basta, al Freak che a suavolta amava persino il nome della nostra band ed era deliziato dai titoli dei nostri album, come Bravi Ma Basta Sbagliandosi in Para. Ci indicava come evoluzione della scena di cui lui era stato uno degli iniziatori. Su quella scena lo avevamo incrociato, dentro, fuori, dietro le quinte e tutte le volte aveva una giacchetta diversa: Freak coi capelli dritti a una rassegna rock in culo all’Abruzzo, Astro Vitelli in una compilation di band improbabili fatte, quasi tutte, da figuri che conoscevamo, Roberto Antoni poeta alla Festa Nazionale di Cuore, Beppe Starnazza a celebrare il momento avangua
rdista di fumetti-arte-musica che ci fu a Bologna all’inizio degli anni ‘80. Ma anche, più intimamente, ad inaugurare il primo parco Lennon d’Italia, a portare le nostre piccole primogenite sui gonfiabili progressisti di quartiere, la domenica pomeriggio. In salette prova sgamberlatissime… A casa sua, ad aspettarlo nel salottone assieme a Dandy, mentre la nonna gli intimava di uscire dal bagno.

Alzava le sopracciglia, era in costante imbarazzo e sembrava scusarsi lui per quello che attendeva tutti noi, suoi scombinati fratelli minori: per la tetragona ottusità di molto dell’ambiente musicale, per le istituzioni indifferenti, per le radio e le tv sorde e lontane. Forse persino per le spie che non funzionavano mai, sul palco.

Ci stava male, Freak, un po’ per tutti. Poi è stato male davvero. Averlo incontrato l’ultima volta su un palcobeppestarnazzascenico, per di più in Piazza Maggiore, è stato cinematografico in modo insopportabile. Cantavo due brani di Dino Sarti, in dialetto petroniano, accompagnato dagli Skiantos che peraltro si esibivano nella celebre piazza bolognese per la prima volta. Celebravamo a modo nostro il cantautore che aveva intrattenuto la città per molti anni, a ferragosto, proprio come quella sera. Non sapevamo cos’altro stavamo officiando, in realtà. Tutto sommato, la situazione aveva la sua bella quota di demenziale. Roberto Freak Antoni arrivò, magrissimo, macilento, mi fece molta impressione. Due ore dopo si mangiava il pubblico con una esibizione da grande professionista. “Approfittando di un vuoto di potere, stasera gli Skiantos hanno preso Piazza Maggiore…”.

Tanta fatica per scappare dai lacrimogeni del ‘77 ed eccoci qui.

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Quei gran pezzi dell’Emilia Romagna

Continuando la serie “consegnati all’Astoria”: trovato da Ted Nylon presso la Biblioteca Sala Borsa di Bologna il volume: “Quei gran pezzi dell’Emilia Romagna”queigran_LMT2di Brunotto Salvarani (Carpi, 1956) teologo, saggista e giornalista e Odoardo Semellini (Modena, 1960), operatore culturale ed esperto di cantautori. Casa Editrice, il Margine, 2017.

LMT vengono citati a più riprese. Nel Capitolo 13 (i primi passi del demenziale, ovvero non c’è gusto in Emilia ad essere intelligenti) nel paragrafo “Da Satie a Giobbe” vengono segnalati come la migliore tra le migliaia di imitazioni “perfettamente riuscite” degli stessi Skiantos (citando una celebre dichiarazione di Freak). Compaiono anche a pag.371 nell’elenco dei gruppi di Bologna e provincia. Ma nella seconda parte del libro cioè il dizionario delle canzoni emiliane inqueigran_LMT1alfabetico ci sono anche loro con “Sbarbe della Bassa” (appena sopra “Scirocco” di Francesco Guccini). Dopo un veloce profilo della band viene citata la strofa: “Tu sei nata a Baricella/ ma il profilo è da centese/ cambi il maschio un poco spesso/ me lo dici troppo spesso (di nuovo, appunto, sbagliato! La frase giusta è “dopo un pesso”) /io per questo vado in stresso/ ecc.ecc. 

Per il testo in dettaglio si rimanda alle foto concernente quipresente perlaquale.

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Photo Shooting Bentivoglio ’85

17/6/85 – La band assieme a Brian Feboconti a Bentivoglio (Bo) per un primo photo shooting ufficiaTe in studio fotografico (Happy Foto). In alcuni scatti è presente in maglia nera Mac Rodiatoce, lontano cugino di Bob da parte di otaria e seconda chitarra saltuaria. I nostri esibiscono anche una t-shirt personalizzata per la band, prodotta da The Prefans (seguirà approfondimento) e una storica valigetta, databile aprile ’85, che ancora viene portata sul palco.

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GANDINI

A titolo di parziale risarcimento (ma anche di angheria), il LMT Fancléb vuole così omaggiarlo:
Nato a BolzanGandini-in-mensao nel gennaio del 1961, ha frequentato il Liceo Classico con Bob Rodiatoce e il D.A.M.S. con i nascenti Mistoteritals. Per strane coincidenze deuteronomiche, divente un mito e un’icona per la band e per i fans della medesima. Dal 1982 in poi, “Gandini” trascende la sua stessa corporalità e la sua fallibiliità umana divenendo “il Più Mona” e guadagnandosi citazioni sparse nelle canzoni di LMT e una devozione arbitraria in tutto l’entourage della band.
Nel novembre del 1985 si è laureato in Storia del cinema presso il Dipartimento di Spettacolo dell’Università di Bologna.
Nell’estate del 1990 ha conseguito il 

libro-gand1titolo di Dottore di Ricerca in Discipline dello Spettacolo, con una tesi sullo spazio urbano nel cinema americano tra muto e sonoro. Attualmente insegna storia del cinema presso l’Università di Trento e Iconografia del Cinema presso il Dams di Bologna. Ha pubblicato volumi sulla regia cinematografica e sul cinema hollywoodiano.

 

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PROVE DI VERITA’

Le cosiddette prove di verità per Gandini” hanno costituito veri e propri tormentoni per il terzetto Nylon/Rodiatoce/Anka, soprattutto nel periodo universitario damsiano dei tre fig

uri. Dopo le classiche ingiurie che costituivano e davano corpo alle leggenda su Gandini come “il più mona” (“Nell’Arena di Verona c’è Gandini che è il + mona“, ecc…) si sono aggiunte queste nuove prove che affermavano “l’indiscutibile monaggine” di Gandini.

Come tutto quel che riguarda il mito gandiniano anche queste prove si basavano su asserzioni assolutamente inventate (“Gandini é il più mona per fede, non

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 per provata scienza” Bob Rodiatoce, 1986 c.a) . Se Gandini si fosse trovato nella situazione da noi immaginata sicuramente si sarebbe comportato come NOI immaginavamo.

Un giorno (credo Nylon/Rodiatoce) tornando da lezione si imbatterono in un contenitore di detriti e pietrisco a ridosso di un cantiere edile e scattò la pensata:

Gandini (non si sa perchè) si presenta ogni voltapresso un cantiere edile diverso e pronuncia la seguente frase: “Buongiorno, mi manda Pasquale Barra o’ anemale…“. Uno degli operai (o il capocantiere) gli risponde cordialmente (con accento vagamente napoletano) “Ah, bene! Venite, venite!” e lo accompagna nel retro cantiere dove ci sono alcuni contenitori ricolmi di detriti ed indicandoli a Gandini gli ordina: “Mangiate chillo!” Se “mangia chillo” è mona. L’alternativa (a sua scelta, altrimenti o’ anemale si offenderebbe) é di risistemare ogni scheggia di pietrisco esattamente come e dove era prima (cioè dove si trovava prima della demolizione): impresa impossibile che però Gandini tenta, dimostrandocartesianamente di essere ancora + mona!