Elogio del Finto-porno

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L’oggetto: Tutta la produzione recante in se’ l’insieme dei topos tipici del repertorio porno, ma inseriti in contesti di altri generi cinematografici, in modo da dare vita ad un prodotto ibrido in cui le numerose tendenze compaiono riunite senza la benché minima motivazione di carattere ontologico.

Il periodo: Uno studio filologico ha stabilito come date discriminanti per quello che può definirsi il periodo d’oro del tinto-porno i tardi anni ’60 (ca ’67-’68) dal versante dell’origine e il 1974 da quello della fine, se da una parte difatti per tutti gli anni ’60 si ha un graduale avvicinamento a quelle che sono le tematiche e gli stilemi del finto-porno, dall’altra però la comparsa nel ’74 di un film come Emmanuelle, che inaugura il filone soft-core patinato, determina la prematura e subitanea scomparsa del genere in questione.

Temi e stilemi: Come individuare il finto-porno nella vostra selezione televisiva? Se non siete informati sui palinsesti delle piccole tv indipendenti locali (attenzione, solo queste ultime possono offrirvi i veri finti-porno!!!), la prima caratteristica che balzerà agli occhi sarà quella di una definizione di immagine alquanto scadente (i finti-porno sono film a basso budget). Se avete la fortuna di vederlo dall’inizio noterete subito la presenza di nomi di attori e registi completamente sconosciuti o con pseudonimi particolarmente ridicoli e/o di attori conosciuti, ma o 1) specializzati in film di questo genere (vedi Marisa Meli), o 2) momentaneamente ostracizzati dalle produzioni Rai e Cinecittà (vedi Nino Castelnuovo, Philippe Leroy, Silvano Tranquilli, ecc…). Altra caratteristica fondamentale è la presenza continua benché intermittente di salti nella pellicola soprattutto in corrispondenza delle sequenze più osé, vuoi per difetti intrinseci, vuoi per interventi della commissione di censura, vuoi per esplicita volontà del regista (N.B. l’analogia fra la struttura narrativa di questi film e il coitus interruptus, da cui alcuni studiosi hanno desunto una definizione del finto-porno come cinema del desiderio innescato ma mai soddisfatto) (1).

Legata a questa è un’altra caratteristica costitutiva del genere, ovvero la mancanza di coordinazione fra azione visuale e sonoro ancora una volta in corrispondenza delle sequenze osé, mancanza di coordinazione fatta notare fra i primi da Wenders quando in «Nel corso del tempo» King of the Road si rivolge a Kamikaze in questi termini: «(…) ansimi come in un film porno mal sincronizzato» (2). Trait d’union fra il discorso prettamente formale e quello invece contenutistico è senza dubbio la peculiarità che a livello di unità narrative il finto-porno manifesta riguardo alla concatenazione di queste ultime e, che si esplica in una pressoché totale prevedibilità dovuta in gran parte al ricorso costante da parte di registi e sceneggiatori alle situazioni e ai caratteri individuali tipici del campionario porno, ciò che meglio di ogni altra cosa mette in luce la centralità della pornografia nei confronti delle tematiche presenti in questo tipo di prodotti, le quali tematiche, contrariamente a quelle che sono le motivazioni falsamente ideologiche addotte dal regista, risultano così essere inequivocabilmente derivate. Ci sia consentito citare a conferma di queste ultime affermazioni il film «Alessia, un vulcano sotto la pelle», un piccolo capolavoro nel suo genere, in cui trovano puntualmente riscontro i meccanismi di previsione innescati dal fruitore, il quale, premiato sul versante dell’inferenza, acconsentirà volentieri a rimanere insoddisfatto su quello dell’esibizione del nudo.

A partire da ciò è relativamente facile tracciare un seppur breve ed incompleto elenco delle tematiche parassite di quella pornografia all’interno del cinema finto-porno.

Si va dai classici del rurale o di fantascienza a quelli pseudo-contestatori o di ambiente psichedelico (questi ultimi solitamente girati ad Amsterdam e dei quali è notoria la disinformazione a livelli di uso ed effetti della droga, .tanto che si lasciano ipotizzare addirittura overdose di hashish) (3); attraverso poi le varie riletture boccaccesche derivate direttamente da Pasolini, fino allo pseudo documentario in cui archetipo si può riscontrare in «Mondo di notte» e infine al porno-patrizio di ambiente nobiliare a carattere viscontiano sviluppatosi soprattutto nel periodo di decadenza del genere in questione.

Il finto-porno oggi; le ragioni di una scelta:

A che pro tessere un elogio del finto-porno e riguardo a quali sue peculiarità? Ebbene, è necessario mettere in risalto come il linguaggio del finto-porno sia ancora un linguaggio di cui appropriarsi e con il quale finora ben pochi registi si sono cimentati. Gli accorgimenti tecnici sommariamente descritti in precedenza possono rivelarsi decisivi alla luce della costituzione di una nuova estetica cinematografica e giocare un ruolo significativo nel difficile rapporto fra cinema ed erotismo. Non solo, ma, cosa ben più importante, il finto-porno è (forse per primo) un luogo d’incontro e contaminazione dei generi di cui viene a piena maturazione la coscienza di se’ da parte del cinema, coscienza che produce una riflessione riguardo ai vari tipi di linguaggio e ai moduli narrativi da esso usati, ciò che palesemente il cinema sta portando avanti dai primi anni ottanta

In tal senso una rivisitazione di questo (si spera non ancora per molto) sconosciuto.genere costituisce una sorta di riappropriazione delle’.fonti a cui consciamente o meno hanno attinto molti registi dell’ultima generazione e più in generale le varie tendenze «postmoderne» (ci si perdoni l’arcaismo). Ci si augura quindi che l’attenzione degli operatori converga sempre di più su questo genere e lo innalzi all’onore dei migliori luoghi deputati per la sua diffusione, non esclusi i festival.

Bob Rhodlatoce scripsit

  1. (1) W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 1966, pp. 162
  1. (2) W. Wenders, Nel corso del tempo, Feltrinelli, Milano 1979, pag. 108
  2. (3) In questo filone si inserisce anche il film «Il buco nella parete» di Pim de La Parra cui cóllaborò in sede di soggetto e sceneggiatura il giovane Martin Scorsese.

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