Se son storie di 20 – o 30 – anni fa

Dopo “TIENTI LE TUE TROTE”, e “NULLATENENTE”, il 6 maggio 1984 prende forma “SE SON STORIE DI 20 ANNI FA”.
Pubblicata sull’LP “Altri Nani” (Diva Records-MI, 1991), col titolo “Se son storie di 30 anni fa” (per via del tempo passato…).
Presente sul demo “Sbagliandosi in para”, (LMT/Carbone Records, nov. 1984).
Qui sotto il testo originale dell’84 e la riscrittura del 1990, in previsione dell’incisione (da più parti arrivavano pressione ai Teritals perché rendessero le loro canzoni maggiormente “comprensibili”).
Giudicate voi se aveva senso.

SE SON STORIE DI 20 ANNI FA

“Sbagliandosi in Para” (1984, Demotape version)

Ti hanno detto già più volte
Di cipolle trasparenti
O di fragole nascoste
Dentro a campi inesistenti

Ma tu ma tu
Se ti parlo di demenziale
Ma tu ma tu
Pensi solo che si tratta di una moda in più

Oggi spengo anche la radio
Quella sola che c’e’ ancora
Con la musica decente
E con l’energia di allora

Io vorrei, sì vorrei,
Raccontarti di animali strani
Di camicie colorate
E di nuovi magici e misteriosi tour…
U u u u u…..

Humpty Dumpty mangera’
Piu’ di sesto piombo ochei
La tua voglia di bigne’
Finira’ conti perso arde’

Inciso parlato:

Big Camillino e’stato visto in indocina
Dentro a un piretro di pininfarina
Quattro carciofi colorati all’anilina
Lugo in Brasile apparira’ questa mattina

Le canzoni sono mondi
Da inventare da riempire
Come mai vanno a finire
I sempre in rime cuore-amore

Come mai, come mai
Se son storie di vent’anni fa,
Come mai, come mai
Oggi noi ci ritroviamo ancora tutti qua…
A a a a a a …

voce PHIL
musica BOB
testo PHIL-BOB
basso RONNIE
batteria PAUL
cori TUTTI

SE SON STORIE DI 30 ANNI FA

“Altri Nani” version (1991, 2°album di LMT) 

Ti hanno detto già più volte
Di cipolle trasparenti
O di fragole nascoste
Dentro a campi inesistenti

Ma tu ma tu, ma tu
che hai suonato per Billy Shears (ohhh)
Ma tu ma tu
Quel che avete fatto allora non ricordi più

Oggi spengo anche la radio
Quella sola che c’è ancora
Con la musica sincera
E con l’energia di allora

Vorrei, si vorrei,
Raccontarti di animali strani
Di camicie colorate
E di nuovi Magici e Misteriosi Tour…
U u u u u…..

Zio Mostarda sposerà
La figliola di Don Cristobal
Ma seduto su un corn-flake
Parlerai con l’Ispettore Fer (2v.)

Inciso detto da “Alice” (voce in sottofondo: “The Walrus”):

Era la Brilla, e i fanghilosi Tavi
Ghiravano e ghimblavano nel Biava
Mensi e protervi erano i Borogavi
e il momico Rattìo superiava

Le canzoni sono stanze
Da imbiancare da riempire
Come mai vanno a finire
Sempre in rime cuore-amore

Come mai, come mai
Se son storie di trent’anni fa,
Come mai, come mai
Oggi noi ci ritroviamo ancora tutti qua…
A a a a a a …

voci PHIL e BOB
musica BOB
testo PHIL-BOB
basso RONNIE
batteria JOB
chitarre LAURO e BOB
fintositar LAURO
pianoforte PAUL “Serazzi” SERRY
voci satanasse al contrario BOB, TED, PHIL
Alice Liddell ALICE POLETTI ANKA
The Walrus HERE’S ANOTHER CLUE FOR YOU: THE WALRUS WAS PAUL

pre-censione: Andro e i Lestofinti

Questo brano è stato scritto dall'amico giornalista Mel Jam prima dell'esibizione dei nostri. A quei tempi, il "Previval" veniva preso molto sul serio.

Andro e i Lestofinti

(Bologna, Caffè del Teatro, 15 maggio 1984)

Solo ieri sera, martedì 15, abbiamo assistito alla presa del potere teatrale a Bologna da parte di un losco gruppo di prezzolati cabarettisti di estrazione damsiana. Sono questi “Andro & i Lestofinti“: un trio di anime perse alla ricerca di una parvenza di sè nei meandri del Caffè del Teatro. Complice dell’opera é la “Lino & i Mistoterital Production“, la più meravigliosa truffa escogitata negli ultimi tempi dalle pervicaci menti dei Nostri (sempre loro). 

Andro e i Lestofinti sono entrati in scena alle ore 22, mentre sottovoce Lesto (già noto come Ted Nylon) ci confidava: “E’ un insulto al teatro”. 

androeiL_volantino

Non così ha pensato il numerosissimo pubblico, che ha applaudito ed esortato in continuazione i Finti, catturato dalla magia tecnica e dalla serie rutilante di interpretazioni offerte dai tre Lesti. Li abbiamo visti cercare le parvenze negli autentici panni di Mike, Enzo, Corrado, Renzo, Beppe, e poi di Celentano, Rascel, Gustav Thoeni, concorrenti di quiz, ricercatori di amici di guerra, Pinocchio, cantantil d’opera, belle lavanderlne, patate austriache e marionette friulane, mentre John Lennon e Cecchetto, caparbiamente nascosti tra il pubblico, hanno ostinatamente simulato fino alla fine di essere vivi. Non così invece  Filippo Tommaso Marinetti, che ha inutilmente cercato di far credere  alla propria morte, pur facendo continuamente capolino (e i mistoterital) da dietro le quinte. Notevolissima ci è sembrata la serie di commedie brevi lette e recitate dai Finti commentando la propria simulazione di recitazione con apprezzamenti isterici ed autoermetismo che ha mandato in visibilio tutta la prima fila (Ìe altre seguivano). Colgo l’ occasione per ricordare che “Il biologo del senso unico” è praticamente stata scritta a casa mia. Grazie.

Di queste commedie  abbiamo già perorato la candidatura al Nobel (per la Pizza). In compenso, la massa del pubblico ha applaudito senza motivo alcune performance finali dedicate al celebre motto “Ma cosa volete da noi?”, proprio poco prima che i Finti ci dichiarassero in esclusiva, con aria incredula e costernata “… e ci pagano anche! ” Per queste sole parole ci sentiamo di dire che il Lestoteatro, forse la prima forma spettacolare del previval, uscito allo scoperto, ha un enorme futuro di fronte a se’, non appena avrà preso coscienza delle proprie forze. Alla prossima.

Mel Jem

Pepperastri!/2

Sei marzo 1984, seconda esibizione in assoluto dei Teritals. Paul, Bob, Ted e Phil, (Ronnie era appena arrivato e stava ancora osservando la situazione) con pochissimo repertorio proprio, accettano un invito lanciato da “Abo” Campanini, lo sfrenato assessore-complice di Pieve di Cento (Bo).
Si tratterà di suonare in strada, durante il corso mascherato “in notturna”. E visto che di carnevale si tratta, i nostri scelgono di indossare le sacre palandrane dei loro eroi-numi tutelari. Nonne, mamme, mamme di fidanzate ecc…, vengono arruolate per confezionare credibili copie dei costumi indossati dai Beatles del periodo “Sgt. Pepper“. Con una scaletta consona, si installano sotto ad un portico (ribattezzato il Wooltone*) nel centro storico del grazioso paesetto, montano la Meazzi di Syno e un circa-impianto-voce.
Brian Feboconti, ormai calato nel ruolo di manager di LMT, assiste i nostri per la logistica e anche per il beveraggio. C’è un faro appeso in alto, una prolunga che arriva da chissà dove. Paul Syno non vuole in faccia i baffi di Ringo, Shetland resta in borghese e suona il suo basso solo in qualche canzone (quelle che aveva fatto in tempo a provare). Un unico Lino-brano in scaletta: “Ti ho portato il Bronchenolo“.
Nell’euforia carnevalesca, l’evento risulterà molto coinvolgente, con il pubblico che sta al gioco e simula qualche momento di autentica-finta isteria. E nella simulazione, ad un paio di ragazze succede di piangere davvero!
Nell’album dei ricordi risultano i visi congestionati di Moe Herr, Vanni ’80, Graham “Granarolo” Cachemire, Otto Blues, Fabiana, Cecilia, Annalisa, Letizia, Raul, Luca, Barbara, Rita e Uldo Rebus… Uno degli amici sostenitori della prima ora riceve in modo deterministico il proprio pseudonimo-terital: in tutte le foto della serata appare sempre ritratto sotto alla stessa scritta vergata su di un muro: “Uldo“. Uldo Rebus da allora, appunto.

Woolton: rione di Liverpool dove viveva John Lennon. Presso la chiesa di St. Peter in Woolton, ad una festa parrocchiale, si incontrarono per la prima volta Lennon e McCartney

il primo dice parole di animali, il terzo ne conviene